Suggestioni cromatiche

Il fondo rosso e i caratteri bianchi del manifesto annunciano

9 maggio, ore 21, Teatro Donizetti di Bergamo, 46° Festival Pianistico Internazionale Arturo Benedetti Michelangeli, J. S. Bach L’Arte della Fuga. Ramin Baharami pianista”.

Ore 15: suggestioni di un pomeriggio di prove.Per entrare in Teatro spingo la sottile porta a vetri del retro-palcoscenico. Il Teatro è quasi vuoto, il fiorista spazza il parquet del palco dove, al centro di un cono luminoso, sta, di spalle, un ragazzo che armeggia con un grande spartito, indossa una T-Shirt verde smeraldo. Fruscio di fogli, note che scorrono, L’Arte della Fuga prende forma: il giovane alla tastiera è Ramin Baharami. Prove alla ricerca della perfezione. Tutto dovrà essere ideale stasera: cromia delle note e luce della sala dovranno amalgamarsi in un'unica soluzione. Proprio l’attenzione a questo sottile e delicato equilibrio mi colpisce nelle parole del pianista, mentre si rivolge al personale del Festival: “Ecco, così è perfetto – dice gentile – la luce sul palco va bene, il tono di ocra è fantastico per questo spartito. Una luce troppo bianca renderebbe pallida la musica”. Poi si guarda attorno e fa una richiesta : “Per i palchi mi piacerebbe un po’ più di chiarore”. Baharami riprende a suonare, poi si ferma improvvisamente, allunga il collo, abbassa gli occhiali, riflette. C’è qualcosa, qualcosa che ronza. E’ il lampadario che, posto a quella gradazione di luminosità, crea un sottofondo fastidioso in sala. Bisogna cercare una soluzione. Poche parole con i tecnici, e una nuova proporzione armonica tra ambiente e musica diventa realtà. “La dimensione spaziale nella quale siamo immersi – mi spiega, iniziando così l’intervista che abbiamo in programma – è fondamentale per il nostro avvicinamento alla musica. Ci deve essere un’armonia diffusa che, a tuttotondo, riesca a coinvolgere il pubblico, il musicista e l’ambiente. Per ogni esecuzione è tanto necessario, quanto affascinante, trovare una nuova soluzione perché differenti sono i luoghi e i momenti, continuamente diversi siamo anche noi quando ci avviciniamo alla musica per ascoltarla o suonarla”. Luci, colori, l’essere mutevole della visione da un punto di partenza apparentemente uguale: ritrovo i concetti della pittura impressionista e della molteplicità della percezione: “E’ un paragone efficace – sorride Ramin – la musica scorre e in questo movimento acquisisce riflessi sempre diversi. Le composizioni di Bach, poi, con la loro infinita possibilità di lettura sono un continuo riverbero di soluzioni, di variazioni”. Baharami indica lo spartito e continua : “L’Arte della Fuga non ha indicazioni. Ci lascia liberi e ci permette, così, di immergerci nella nostra dimensione personale e contemporanea. Quello che potrebbe sembrare un problema, in realtà è un prezioso margine di possibilità”. “Leggere e rileggere Bach – continua - dà l’opportunità di non essere semplicemente esecutori, ma di sperimentarsi e diventare lettori attivi, quasi compositori, basta pensare ad esempio a Friedrich Gulda e ad altri pianisti del ‘900”. L’essere contemporaneo, vero, immerso nella realtà del suo tempo, è l’altra caratteristica che mi colpisce del poco più che trentenne Baharami, il pianista considerato lo specialista di Bach: l’autore emblema della musica antica. Mi permetto di rendere esplicita la mia riflessione e Ramin sorride, l’intervista sta diventando un dialogo. Poi nel suo elegante italiano mi spiega : “In realtà credo che contemporaneo sia l’aggettivo più adatto a Bach e alla sua musica. Johan Sebastian non fu solo un grande musicista, fu soprattutto un uomo che attraversò l’Europa, ebbe due mogli, ventuno figli. Era completamente immerso nella vita, per questo è riuscito ad elaborare una visione così completa dell’Uomo ancora valida per noi. La sua fu una riflessione profonda, ma talmente agile da poter essere riattualizzata attorno ai canoni della nostra sensibilità. Il suo è un linguaggio universale, perché vasto, infinito”. L’ultima frase di Ramin sembra essere la cornice ideale al 9 maggio, data del concerto e Giornata di Festa per l’Europa. Un’Europa che Baharami vive dal cuore della Germania, attraversa con la sua musica, ma che può osservare con le sfumature diverse che gli vengono dalle sue radici lontane, profumate d’Oriente e di quell’Iran dove è nato : “La Storia orientale è stata grande, ma l’Europa è sinonimo della civiltà dell’oggi, della cultura che viviamo, può essere una grande occasione per unire tanti punti di vista diversi”; mentre parla Ramin guarda ancora il grande foglio che ha davanti, poi indica i registri della partitura e improvvisamente comincia a suonare. Si ferma, mi guarda, e conclude : “Sono le voci delle “possibilità” di Bach, tutte diverse eppure della stessa importanza, è il nostro essere contemporaneo, deve essere l’Europa”.

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