Lang Lang...un ponte per la musica

Non ancora 30 anni, scarpe da ginnastica e una pettinatura che sfida la forza di gravità: è così che appare il pianista Lang Lang sul programma di sala dell’esclusivo concerto tenuto al Teatro Grande di Brescia il 3 maggio, in occasione della consegna del Premio Arturo Benedetti Michelangeli, nell’ambito del 46° Festival Pianistico Internazionale.
Il protagonista della serata è il giovane interprete cresciuto in Cina, poi emigrato negli Stati Uniti, dove il suo talento è diventato oggetto di un crescente interesse mediatico fino all’odierno successo planetario, fondato anche sulla sua  propensione a rompere i rigidi schemi del mondo della musica classica.
Poco prima delle 21 la vibrante attesa in sala si traduce in realtà quando Lang Lang entra in scena e sale su palco con eleganza del tutto personale: giacca orientale di velluto scuro e scarpe lucide. Lang Lang, il presunto ribelle e perturbatore di tante certezze classiche, sorprende al contrario fin dalle prime note per una lettura consapevole della musica classica e per il suo lato sognante, così come in buona parte della sua discografia (basta pensare allo Chopin inciso come ultimo album diretto da Zubin Mehta).
Scorrono i minuti e il pianista dimostra come abbia conquistato il pubblico mondiale, anche quello più giovane, grazie ad una capacità innovativa d’interpretazione.
In platea ci si aspetta dunque un “sovversivo” e invece è un piacere scoprire che Lan Lang non è solo questo, che non è solo un fenomeno mediatico, ma è prima di tutto un sensibile interprete e un raffinato ricercatore di sfumature.
In una magia di suoni, sposata ad un’interpretazione fisica alla tastiera, il pianista traduce le emozioni diventando simile (come dichiarerà lui stesso nel momento del conferimento del Premio Michelangeli) un ponte, un mezzo per unire la musica e il pubblico.
Lang Lang suona, interpreta, vive con le  espressioni fiabesche del volto i movimenti della Sonata in La maggiore D.959 di Schubert.
La bocca si apre, la testa  reclina e il tutto immerge (come fa notare chi lo conosce bene) nelle origini della sua formazione, in quel Teatro Cinese che fa della mimica accentuata una decisiva componente espressiva.
L’itinerario musicale della serata bresciana si spinge fino ad un deciso Bela Bartòk (Sonata Sz.80), alle personali e cristalline ricerche sonore attorno ai colori di Claude Debussy (Préludes – Livre I e Prélude – Livre II), per concludersi con una personalissima “Eroica” Polacca in La Bemolle op. 53 di Chopin.
Gli orizzonti della tecnica limpida e sciolta di Lang Lang spingono davvero questo Festival in una sempre più interessante “Rotta ad Oriente. Da Bach alla Cina” e, come sottolineato nella motivazione del Premio Michelangeli, alla ricerca di un interprete che sappia dimostrare come nella musica vi sia “qualcosa di più dell’Oriente e dell’Occidente: vi sia l’Umanità”.

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