Massimo Dapporto nei Due gemelli

Va da sé che, per realizzare bene sul palcoscenico I due gemelli veneziani di Carlo Goldoni c'è bisogno di un attore protagonista che sappia il fatto suo. Un interprete in grado di passare dal gemello sciocco (Zanetto) a quello savio (Tonino) in un battibaleno. Un attore, come Massimo Dapporto (davvero grande), che sappia caratterizzare ognuno dei gemelli con pochi ma significativi tratti: ad ognuno dei gemelli donare un proprio modo di camminare, di parlare, di gesticolare. E Dapporto, appunto, ha saputo calarsi nei due gemelli da par suo e, senza bisogno di cambiarsi d'abito, ma affidandosi alla mimica, alla gestualità, alla modulazione della voce, ha reso ognuno dei personaggi riconoscibile dal pubblico.
Il regista Antonio Calenda ha voluto sottolineare la bravura del suo interprete per mezzo di una scena neutra (opera di Pier Paolo Bisleri) che, con pochi accorgimenti, potesse ricreare un interno borghese e una strada di città (la vicenda si finge in Verona, ma la scena dello spettacolo non vi allude in alcun modo). Una scelta in questo caso felice e vincente anche e soprattutto perché accanto a Massimo Dapporto c'è una compagnia di primo livello: attori tutti "in parte", affiatati e credibili che hanno reso la visione dello spettacolo appassionante anche quando Dapporto non era in scena.
Da notare ed elogiare senza riserve l'Arlecchino di Adriano Braidotti: erano anni che, personalmente, di fronte a un Arlecchino non rimpiangevo il grande Ferruccio Soleri (e con ciò si crede di aver detto tutto).
Una menzione particolare merita anche Alessandra Raichi nel ruolo di Rosaura. Bravi, davvero, tutti gli altri.
Belli i costumi di Elena Mannini e, appropriate le musiche di Germano Mazzocchetti.
Spettacolo da non mancare.