Bach e il pianoforte scambio di opinioni tra un pianista e un Direttored’Orchestra

Bach e il pianoforte scambio di opinioni tra un pianista e un Direttore d’Orchestra. Potrebbe essere questo il titolo di un interessante scambio di opinioni raccolto a margine della presentazione della 46° edizione del Festival Pianistico Internazionale Arturo Benedetti Michelangeli e che ha preso spunto da una frase del Direttore Artistico Pier Carlo Orizio.

Bach e il pianoforte: nuovi orizzonti sonori per le opere di questo grande autore che compose per clavicembalo quando il pianoforte, come oggi lo vediamo e ascoltiamo, non era ancora nato: “Bach e il pianoforte o, meglio, la musica di Bach resa ancor più potente e ricca di sonorità da questo strumento” : è la frase che Orizio aveva già posto all’attenzione dei giornalisti e degli appassionati in occasione della presentazione della tourneè cinese dell’Orchestra del Festival e che, con la sfumatura della voce piegata da chi si sta esponendosi in un’opinione personale e non solo professionale, ha riproposto con garbo ma convinzione, nel corso della conferenza stampa della presentazione dell’edizione 2009 del Festival lo scorso 5 febbraio a Palazzo Clerici a Milano. Ideale punto di partenza dell’esplorazione musicale del Festival (denominato dall’affascinante titolo Rotta ad Oriente. Da Bach alla Cina) sarà l’opera di Johann Sebastian Bach esplorata dai maggiori pianisti in attività.

Bach e il pianoforte. Opinione del Direttore d’Orchesta: “Ho affermato qualcosa di forte – precisa Orizio - che potrebbe essere oggetto di qualche contestazione, ma che so essere anche largamente condiviso. Bach compose per clavicembalo e per molti anni la sua musica fu eseguita solo in minima parte al pianoforte, si preferiva infatti dare maggiore risalto alle opere scritte per altri strumenti come il violoncello, l’organo e altro”. Le innumerevoli sfumature del pianoforte si prestano invece ad esaltare la produzione bachiana : “Potenzialità dei suoni, coloritura, timbri e profondità di suono del pianoforte sono i migliori mezzi per trasmettere le infinite possibilità della musica di Bach”.

Bach e il pianoforte. Opinione del pianista il Maestro Ramin Bahrami, tra i più affermati interpreti della musica di Bach, presente alla conferenza stampa di Milano. Bahrami, giovane iraniano, nel corso dell’intervista sorprende per il suo sorriso, il tono allegro ed entusiasta della voce: “Quello di Bach – ci confessa in perfetto italiano – è il nome che più ricorre nella mia vita di musicista. A lui ho dedicato gran parte della mia attività concertistica e grazie allo studio e all’esecuzione della sua musica sono riuscito a “incontrare” davvero il pubblico”. A Ramin Bahrami viene riconosciuta la capacità di scomporre la musica di Bach e di saperla poi ricomporre (con modalità alla Glen Gould, ma senza spirito imitativo), con caratteristiche del tutto personali: “Ho suonato molto anche al clavicembalo e ogni volta è una grande esperienza di note cristalline e nitide, ma sono in pieno accordo con Orizio quando sottolinea gli orizzonti ampi e, se vogliamo, ancora inesplorati che il pianoforte ci può concedere per Bach. E’ una questione di possibilità cromatiche e timbriche che, proprio grazie al piano, crescono in modo esponenziale portandoci verso infinite e nuove rotte”. Itinerari e rotte proprio come quelle indicate dal titolo dell’edizione 2009 del Festival Rotta a Oriente. Da Bach alla Cina. Un’edizione che promette di farsi ricordare per la proposta straordinaria della musica di Tan Dun, di Lang Lang e di grandi orchestre cinesi, ma anche per le esecuzioni bachiane di interpreti internazioni e dotati di personalità del tutto originali come Alexander Lonquich per le Variazioni Goldberg; Andràs Schiff per le Suite francesi, Angela Hewuitt per Clavicembalo ben temperato e proprio Ramin Bahrami con l'Arte della fuga.