Ironia per la carneficina del contemporaneo

Una commedia “da camera” che racconta le labili fondamenta del vivere civile. Due coppie di genitori che si confrontano per dirimere con civiltà una lite esplosa al parco tra i figli, con tanto di denti rotti, e che ci conducono con ironia graffiante verso le sfumature più amare e finte del vivere contemporaneo: tutto questo è Il dio della carneficina in scena al teatro Donizetti di Bergamo nell'ambito della stagione di prosa dal 20 al 24 gennaio alle 20.30 e il 25 gennaio alle 15.30. Una storia dallo spunto apparentemente semplice e prevedibile, ma che in realtà sterza verso risvolti più complessi. Come andrà a finire? Sarà possibile una discussione calma e serena tra persone adulte oppure diventerà una notte di isteria tra insulti, capricci e lacrime? Svelando le contraddizioni di un mondo adulto illusoriamente responsabile e assennato, la trama ci racconta la storia di Véronique e Michel Houillé, genitori del piccolo Bruno, che ricevono a casa Annette e Alain Reille il padre e madre di Ferdinando che, in un giardinetto pubblico, ha colpito al viso Bruno con un bastone di bambù.
Scrittrice di spicco del panorama letterario francese, sin dalla fine degli anni Ottanta, l’autrice del testo Yasmina Reza si è aggiudicata con le sue pièce più di un premio Molière. Il “vero” successo è arrivato per lei, però, solo lo scorso anno con la pubblicazione di L’alba la sera o la notte: un libro – o meglio, come lei stessa suggerisce – “uno schizzo” su Nicolas Sarkozy, immediatamente tradotto in tutto il mondo.
Una commedia davvero interessante con un cast d'eccellenza: Anna Bonaiuto, Alessio Boni, Michela Cescon e Silvio Orlando, condotti dalla regia di Roberto Andò che dosa bene i tempi di questo spettacolo (per un totale di 75 minuti) e dei singoli quadri.
Allo scorrere della trama è ben funzionale l’allestimento scenico con la piattaforma tonda e verde sulla quale sono posti ad angolo retto i due divani rossi: pedine preziose ed efficaci per aiutare il regista a disegnare i cambi di atteggiamento e il mutare degli equilibri psicologici tra i personaggi.
Ottima prova per Silvio Orlando, che colpisce come sempre per l’essenzialità e allo stesso tempo l’ironia della sua recitazione,  ma è soprattutto l’intesa tra i quattro protagonisti a lasciare soddisfatto lo spettatore.

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