Sior Todero Brontolon capolavoro goldoniano

Quando Giulio Bosetti appare in scena nei panni di Sior Todero Brontolon nell’opera di Carlo Goldoni, in scena al Teatro Donizetti dal 9 al 14 dicembre nell’ambito della Stagione di Prosa, le sue sembianze sembrano quelle del celeberrimo Innocenzo X di Bacon: seduto, attraversato da una luce fiammeggiante proveniente dal basso, e avvolto in toni scuri. Negli abiti terrosi che lo fanno sembrare non solo vecchio ma “già quasi sepolto” (come notava un preparato collega della stampa in sala) Sior Todero sferza tutti con il suo essere determinato, con le sue frasi taglienti e il suo piglio tirannico, ma si lascia alle spalle anche un sapore di amarezza malinconica, caratteristica di chi ha osservato molto della vita. Un insieme che sposa il carattere burbero e duro dal protagonista a sfumature più umane e universali che portano lo spettatore a non odiare, o non riuscirvi del tutto, questo vecchio veneziano.
L’interpretazione di Bosetti è efficace e asciutta, scarna, capace di rendere realtà in scena le note di Carlo Goldoni che scrisse: “Todero in questa commedia non è brontolon solamente, ma avaro e superbo. L’avrei potuto chiamare o Il superbo o L’avaro, ma come la sua superbia consiste solamente nel comandar con durezza a’ suoi dipendenti, e la sua avarizia è accompagnata da un taroccare fastidioso, ho creduto bene d’intitolarlo dal difetto più modesto, ch’è Il brontolone, o sia Il vecchio fastidioso.”
Il ruolo del protagonista è dunque ben reso da Bosetti, ma da sottolineare è tutto l’insieme composto dalla positiva regia di Giuseppe Emiliani e che vede Francesco Migliaccio nei panni di Pellegrin, Nora Fuser come Marcolina, Federica Castellini come Zanetta e Roberto Dilani nel ruolo di Desiderio.
Scura e non vezzosa la scelta delle scene di Nicola Rubertelli con la stanza di Sior Todero che sembra rimandare anche alcuni luoghi legati alla giustizia di Palazzo Ducale a Venezia, ma allo stesso tempo i cinematografici interni scelti per il famoso film “Il Mercante di Venezia” con Pacino.
Filologicamente corrette le scelte cromatiche delle stoffe volute per i costumi da Carla Ricotti che spaziano dai cangianti e molteplici bordeaux alla Fra Galgario, ai verdi e rosa di Longhi, come ai neri della pittura di genere veneziana tanto amata per la rappresentazione di scena di vita reale e ampiamente visibile ad esempio nelle collezioni della Fondazione Querini Stampalia.
Positivo questo Sior Todero Brontolon che fa della coerenza il valore aggiunto per la realizzazione di un testo che, come scrisse ancora Goldoni, : “Ha tutta la sua morale nell’esposizione di un carattere odioso, affinché se ne correggano quelli che si trovano, per loro disgrazia, da questa malattia attaccati”.

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