Carmen opera universale

Si apre il sipario rosso del Bergamo Musica Festival sulla scena di Carmen, l’ultima opera in cartellone per il 2008, e l’aria spostata dal pesante drappo rosso rimanda immediatamente alla stoffa dello stesso colore che, come una bandiera, è agitata dal torero al centro del palco. Un gesto che ci porta sinuoso nell’arena lignea idealmente ricostruita dal regista, e autore dei costumi, Ferdinando Bruni che con sorprese, colori e buon gusto ci accompagna in un allestimento ricco di idee e traslato nella Spagna del dopoguerra.
Una scelta, quella compiuta dal regista per l’opera allestita anche in collaborazione con il Circuito Lirico Lombardo, che ben si presta alla versione ricca di dialoghi (e non di recitativi) più filogicamente vicina alla prima versione scritta da Bizet e che, allo stesso tempo, la rende contemporanea e dai chiari sapori cinematografici.
Tratti parlati, volti femminili alla Magnani, corpi espliciti vicini a banchetti imbanditi di calore felliniano, e sfondi giocati con immagini di celebri toreri che rimandano alle passioni di attrici come la Bosè, attualizzano questa Carmen con taglio originale pur non ne distogliendo l’attenzione sul vero valore di quest’opera: la capacità che Bizet ebbe di creare un dramma completo tra musica e vicenda.
Per Carmen Bizet raggiunge infatti livelli altissimi ed inediti: scrivendo allo stesso tempo dall’interno e dall’esterno, senza astuzie né trucchi, senza fare indebitamente leva sui nostri sentimenti come fa, ad esempio, Puccini. Con questo criterio l’autore perviene come Merimèe (autore della parte scritta da cui Carmen trae origine) ad un realismo esaltato dall’arte come una rischiosa prossimità alla vita di ogni giorno temperata da un supremo distacco. Suo scopo, come scrive Nietzsche, è scolpire i personaggi a tuttotondo e di celare la sua personalità sullo sfondo a misura si musica e dramma che qui, come in rari casi a questo livello, si sostengono reciprocamente in una piena integrazione.
Ed è davvero efficace ed universale questa Carmen, caliente, moderna, drammatica, amara e vitale, resa positiva anche da un cast di ottime voci con la Carmen di Nora Odette Sourouzian, la cristallina Micaela di Davinia Rodriguez, il Don Josè interpretato sia da Josè Balestrino che da Mickael Spadaccini, e l’Escamillo di Claudio Sgura.
Interpreti ben supportati dalla conduzione di Riccardo Frizza e da un turbinio musicale e cromatico come quello inaspettato delle maschere che coprono i volti dei ballerini per un’allegoria uomo-animale, e da qualche rimando storico artistico al Picasso del periodo neoclassico.