Vola basso 'Il Gabbiano' di Bernardi


Non spicca il volo Il Gabbiano di Anton Cechov per la regia di Marco Bernardi. Non spicca il volo, ma sbatte le ali mestamente, mantenendosi, tutto sommato, su un onesto livello di mestiere teatrale. Non ci sono slanci poetici, né picchi di alta recitazione, bensì un artigianato da vecchia sartoria (e non ci si riferisce ai bellissimi costumi firmati da Roberto Banci, il segno più convincente dello spettacolo, assieme alla traduzione di Fausto Malcovati, attenta e attuale).

La regia ha puntato su un clima dal ritmo regolare, ogni tanto interrotto da qualche riverbero di litigio. Un ritmo da casa di riposo in cui ogni tanto l'esplodere di un tuono suona come un ricordo di gioventù. Un ritmo forse non adatto a un testo in cui forti sono le passioni contrastanti, i livori, le invidie e i rimorsi. In cui la ferocia della vita segna a lutto e porta al suicidio. In cui nessuno può tranquillamente dirsi soddisfatto di sé.


Ciò detto, non si può certo dire male degli interpreti che, anzi, hanno assecondato le indicazioni del regista e hanno saputo amalgamarsi in un tutt'uno di buon livello. Da segnalare la convinta e convincente interpretazione di Iolanda Piazza nel ruolo di Masa e le buone prove di Massimo Nicolini (nel ruolo di Kostja) e di Gaia Insenga (in quello di Nina).
Patrizia Milani (Irina) pare avere pienamente convinto gli spettatori del Teatro Donizetti soprattutto nei momenti in cui il suo personaggio diventa aggressivo e si sfoga sia sul figlio, sia sull'amante. Forse un po' poco per un ruolo da protagonista...
Al calar del sipario il pubblico ha salutato gli interpreti con generosità.

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