Il Gabbiano di Chekov apre la Stagione di prosa del Teatro Donizetti

“Il mio modo di mettere in scena i testi – scrive Marco Bernardi, regista de Il Gabbiano di Chekov che ha dato il via il 25 novembre alla Stagione di Prosa del Teatro Donizetti di Bergamo – vorrebbe essere un tentativo di fenomenologia applicata al teatro, vorrebbe tradurre in scrittura scenica il testo nella sua consapevolezza, in una sorta di utopia ricostruttiva dei vari punti di vista dell’autore. Un’illusione esaustiva che, almeno nelle intenzioni, ci riporti concretamente al cospetto del dottor Chekov, al significato originario delle sue parole, all’intelligenza dei suoi pensieri”. Un concetto di “teatro rotondo – continua Bernadi – pericoloso a teatro. Intenso e misterioso, come la vita”.
Buone intenzioni che, però, con tutta sincerità il suo Il Gabbiano non è riuscito a rendere nella serata inaugurale a Bergamo nella produzione del Teatro Stabile di Bolzano con Patrizia Minali nei panni della vedova attrice Irina Nicolaevna Arkadina, Massimo Costantini in quelli del figlio di Irina Peter Nikolaevic Treplev e il tanto, troppo, declamatorio Maurizio Donadoni come scrittore Boris Tregorin.
L’insieme è risultato però artefatto, troppo lontano dal naturalismo dell’ambientazione di Chekov, con un ritmo lento e alcune incongruenze.
Positivi, di assoluto valore invece, i bellissimi costumi di Roberto Banci con la disperata Nina che ricorda nel suo abito bianco l’Ophelia del neoraffaellita Rossetti e i numerosi corpetti indossati da Irinina, che riportano alle influenze che la pittura parigina di fine ‘800, e ai suoi influssi su quella russa immediatamente suggestiva (in virtù anche delle molte acquisizioni di collezionisti russi di opere contemporanee impressioniste).
Citazione colta il quadrato rosso iniziale che apre lo spettacolo e che innesta un ponte con il ‘900 e le cromie suprematiste di Malevich, così come interessante sempre nel primo atto è la sbarra sulla quale nel suo delirio di attrice si muove Nina e che riporta alle radici della cultura-teatro-circo- del Paese di Chekov citando la celebra sbarra russa.

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