Donizettiani versus Belliniani: una tenzone ancora aperta


E’ nella Parigi del 1835 che va in scena l’ultimo e grande confronto fra Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti: una disfida musicale che nella rappresentazione ravvicinata de I Puritani e del Marin Faliero porta il Teatrè des Italien, diretto dal sapiente Rossigni, ai vertici dell’attenzione del mondo musicale europeo di quegli anni.
Con I puritani Bellini vi aveva registrato il più storico successo della carriera, il 24 gennaio, al quale era seguito il 13 marzo il non altrettanto clamoroso, ma pur sempre significativo, successo del Marin Faliero di Donizetti.
Una disfida musicale e non solo che, alimentata senza il contributo dei diretti interessati, da una notevole “mitologia” e in particolare da una serie di episodi riportati dal biografo-amico di Bellini Francesco Florinio, e che la Fondazione Donizetti e il Bergamo Musica Festival hanno deciso di assecondare con un giocoso e stimolante dibattito alla vigilia della prima bergamasca de I puritani.
Marin Faliero versus I puritani: una disfida tra studiosi donizettiani e belliniani di spessore internazionale che, in occasione dell’assegnazione del Premio Donizetti a Mariella Devia, hanno illustrato al pubblico i contenuti e le caratteristiche musicali delle due opere scegliendo un taglio non istituzionale e provando a lanciarsi in un nuovo esperimento comunicativo.
Una buona idea che, se migliorata nei ritmi e aumentata d’ironia, potrà avere sviluppi interessanti.
Una tenzone dal sottile equilibrio intellettuale alla quale hanno partecipato Fabrizio della Seta e Paolo Fabbri, Livio Aragona, Maria Chiara Bertieri, Pieralberto Cattaneo, Franca Cella, Fulvio Stefano Lo Presti, Giuseppe Montemagno, Giovanni Pasqualino, Pier Angelo Pelucchi, Claudio Toscani moderati da Francesco Bellotto (direttore artistico del Teatro Donizetti) .
E nel gioco di fioretto si è contraddistinto l’intervento di Giuseppe Montemagno, giovane e acuto studioso catanese, che ha ben contestualizzato I puritani di Bellini : “Quando pensiamo alla nascita dell’elettricità ci vengono in mente i nomi di Amper e Volta, mi sento invece di dire che il vero creatore della corrente elettrica sia stato Bellini. Pensate a I puritani e al ruolo di Elvira: sono autentica luce in scena, quella luce nuova e brillante che Vincezo vedeva per le prime volte lungo le strade di Parigi illuminate dai lampioni fin dall’inizio dell’800. Siamo nella Parigi della nuova giovane borghesia europea, attenta anche ai fermenti culturali, dove ai salotti letterari si alternavano le nuove generazioni di musicisti e librettisti ”.
Gli ha risposto Pierangelo Pelucchi che si è soffermato sulla partitura musicale “Donizetti ha uno spessore musicale differente da Bellini che non aveva la stessa cultura compositiva: lo dimostra ad esempio la teoria ripetitiva della viole nella partitura de I puritani”.
E sul successo di Bellini Pelucchi aggiunge “Bellini godette di sponsor straordinari che Donizetti non ebbe e poi compose poco meno di venti opere: un repertorio limitato che fu facile ricordare ed eseguire, mentre Donizetti ne produsse ben settantatre e, anche solo per numero, non tutte godettero di fama continua”. Con ironia Montemagno s’inserisce e conclude : “Qui sono in veste di belliniano, ma ammetto che Vincenzo applicò la migliore operazione di marketing su se stesso: morì giovanissimo e al vertice del successo…un vero lasciapassare per la celebrità!”.
Disfida reale o fittizia. Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti : nemici amici?Un confronto ancora aperto che parte dalle fonti e dalle lettere dei due compositori nelle quali emergono atteggiamenti differenti “sono assediato da visite e da presentazioni. Tutti vogliono conoscermi e congratularsi con me; e sì che sono nella patria di Donizetti!...Quanti ne schiatteranno di rabbia! Allegramente!”, dice Bellini, che da Parigi il 1 aprile del 1835 scrive ancora : “Avendo avuto l’amicizia di Rossini, dissi fra me Che venga ora Donizetti! Era la terza volta che io mi trovava con lui nell’istesso teatro a scrivere. Al Carcano di Milano scrisse l’Anna Bolena e io gli risposi con la Sonnambula. Nell’anno appresso scrissa alla Scala l’Ugo (che fiasco) e io gli diedi Norma, finalmente qui trovava a Parigi con lui, e amansanto l’odio di Rossigni, non temei più, e con più coraggio finii il mio lavoro che tanto onore mi fruttò; prognostico che Rossigni fece tre mesi prima d’andare in scena”.
La stima di Donizetti per Bellini era stata invece sincera e leale sin da principio. Nelle tappe di volta in volta positive della folgorante carriera di Bellini, Donizetti aveva senza dubbio tratto uno stimolo dai successi del giovane collega tanto da scrivere dopo la prima de I puritani : “mi fa tremare un poco”; anche se poi lo conforta il pensiero che il melodramma di Bellini essendo di “genere opposto” al suo, “in nulla può nuocergli il confronto”. Giunto ad una fase della carriera in cui Donizetti era diventato il più temibile rivale di Bellini, Gaetano aveva ammirato I puritani e ne era rimasto colpito non superficialmente. Per Parigi aveva composto un’opera di ben diversa indole benché concepita per lo stesso strepitoso quartetto: Grisi, Rubini, Tamburini e Lablanche.
Nonostante la rivalità musicale, del tutto abituale sulle scene europee di quegli anni, Donizetti appresa la notizia della morte di Bellini ne fu vivamente scosso e rattristato. La sincerità della perdita si tradusse nell’espressione commossa del compianto cristiano che pervade la Messa da Requiem alla memoria di Bellini, composta nell’autunno del 1835. Una partitura memorabile per i versetti alternati tra canto e polifonia, composta in risposta all’appello di Papa Gregorio XVI per il ridimensionamento dell’abuso della musica operistica durante le funzioni religiose e che rivela una fede forte e sincera di Gaetano rispetto alla pomposità verdiana verso questa materia. Un Requiem che fu scritto nel 1835, ma eseguito per la prima volta in S.Maria Maggiore a Bergamo il 28 aprile 1870, nella quale Donizetti aveva messo impegno, come rivelano le sue parole: “…io ho molto da fare, ma un’attestazione d’amicizia al mio Bellini va avanti a tutto”.
Un ricordo ed un impegno per l’amico o per il rivale? La questione è ancora aperta e la sentenza definitiva spetta alla musica e alla proposta del Bergamo Musica Festival che ha visto in scena domenica 12 ottobre e martedì 15 I puritani e che presenterà il Marin Faliero il 31 ottobre (ore 20.30) e il 2 novembre (ore 15.30).
Un’edizione, quella de I puritani, che ricorderemo soprattutto per la strepitosa voce di Jessica Pratt nella parte di Elvira e per le belle sfumature scure di Roberto Accurso (Riccardo) ed Enrico Giuseppe Iori (Valton), ma il capitolo è ancora aperto con il prossimo Marin Faliero!

Commenti

  1. fabrizio carminati14 febbraio 2009 02:05

    Vivi complimenti per l'incontro sul tema Bellini Donizetti tenuto dal moderatore Prof.Francesco Bellotto riportato sulla rivista per le menti aperte.Ho apprezzato in particolare l'iperbole del giovane acuto studioso Catanese(relatore e presentatore della stagione lirico sinfonica del Massimo Bellini di Catania)Prof.Giuseppe Montemagno che, lavorando di fioretto abbina Volta e Amper al ruolo di Elvira e,ancora per completezza, plaude all'operazioine di marketing in morte prematura di Bellini. Spesso mi trovo a dirigere in diversi Teatri Europei capolavori Belliniani e Donizettiani.Pirata a Marsiglia e Don Gregorio a Catania di cui conservo una recensione a mio indirizzo sulla rivista L'Opera a cura del Prof. Montemagno.Mi si consenta l'ironia,in questo caso non colpisce di fioretto ma di spada.Provo grande piacere nel verificare la sempre viva partecipazione di pubblico a tali eventi culturali.Invio questo mio commento per congratularmi con gli ispiratori (studiosi e crtitici)di cosi importanti manifestazioni che tengono alta e imperitura la memoria dei Nostri grandi Compositori italiani. Con affetto e stima Fabrizio Carminati

    RispondiElimina

Posta un commento