Caos calmo

Inizia con una scena dal sapore vagamente boccaccesco Caos calmo di Sandro Veronesi (edito da Bompiani): un soccorso in mare che si trasforma in una specie di atto sessuale mancato. Una scena, però, che prelude a un dramma: Pietro (uno dei due fratelli protagonisti del salvataggio), quando torna a casa, trova Lara, la sua compagna e madre di sua figlia, morta. Un colpo durissimo che Pietro crede di non aver accusato, ma anzi di aver parato.

Infatti, nonostante tutti siano convinti che Pietro, nei tre mesi successivi all’evento, sia disperato, il diretto interessato è, invece, sicuro di non soffrire. Egli afferma di non sentire dolore, ma di essere tranquillo e sceglie di passare i giorni successivi al lutto accanto a sua figlia: stazionando di fronte alla di lei scuola.

Un luogo, quello, che diventa, per Pietro, una sorta zona franca, e, per i suoi colleghi, amici e parenti, una specie di muro del pianto: è lì, con lui, che loro vanno a sfogare i propri dolori.

Una situazione paradossale che, però, nonostante tale paradossalità, o forse proprio grazie ad essa, sa tanto di fatto vero: un uomo (un dirigente di un canale televisivo a pagamento) stravolto dalla morte improvvisa della propria compagna avvenuta mentre lui stava salvando una sconosciuta, soffre al punto da decidere di chiudersi/proteggersi in una situazione di stasi, di calma apparente, fermandosi per tre mesi di fronte alla scuola di sua figlia e, quindi, non andando più a lavorare. In tal modo, tra l’altro, evitando di frequentare un luogo dove si lotta (e si soffre) a causa di una fusione in atto.

Quest’uomo è, dunque, convinto di non soffrire per il lutto, ma in realtà è tanto sconvolto da non riuscire più a condurre una vita normale.

Un personaggio, Pietro, che, a dispetto del fatto che si crede in grado di comprendere la realtà, in verità è un uomo che la realtà la evita e la subisce. Un uomo che può essere convinto della validità di un ossimoro come è quello del titolo (caos calmo) e in un certo senso esserne rassicurato; un uomo che, forse, ascolta con più attenzione ciò che il gruppo musicale Radiohead canta nelle proprie canzoni, piuttosto che ciò che la sua compagna ha cercato di dirgli nel corso degli anni di convivenza; un uomo che non capisce che stando fermo davanti alla scuola della figlia, in realtà, più che proteggerla, la danneggia.

Un romanzo intenso, vero, quello di Sandro Veronesi, nel quale potrebbe sembrare non accadere nulla, ma nel quale, invece, non mancano i colpi di scena.

Un romanzo dove si parla di elaborazione del lutto, di paure, di stress da competizione e tanto altro, a tratti con ironia, ma sempre con verità (una verità detta o lasciata intravedere).

La scrittura è quella piacevole di Sandro Veronesi (autore di altri bei romanzi come Per dove parte questo treno allegro, Gli sfiorati, Venite venite B-52, La forza del passato) e le 450 pagine del libro scorrono veloci.

Da leggere.