Le donne cigno di Boldini

È in corso a Palazzo Zabarella di Padova (con prevista tappa alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma dalla fine di giugno alla fine di settembre 2005) la mostra che Francesca Dini, Fernando Mazzocca e Carlo Sisi hanno dedicato a Giovanni Boldini (Ferrara 1842 – Parigi 1931). Boldini è stato uno dei pittori italiani più noti del mondo, famoso ai suoi tempi per la capacità che aveva di saper rendere l’atmosfera, i volti e le situazioni della Belle Epoque. Un pittore, Boldini, che – lo si percepisce proprio visitando la mostra di Padova – mirava a “cogliere l’attimo” per fissarlo sulla tela e renderlo eterno. Gli istanti da cogliere potevano essere momenti di conversazione, passeggiate per la campagna, attimi di vita concitata nelle nascenti metropoli moderne o anche solo atti di tenerezza tra madre e figlio o tra giovani fidanzatini. Ecco allora che i suoi quadri trasmettono allo spettatore il senso del movimento trattenuto e, inevitabilmente, una blanda sensazione di voyeurismo: come se si stesse spiando dal buco della serratura un fatto di vita privata (seppur assolutamente non intimo). Molti sono i quadri degni di essere citati. Tra di essi spiccano quelli nei quali Boldini fa il ritratto alle dame dell’epoca: le dipinge nei loro abiti da sera in piedi o sedute, ma sempre ritraendole da angolazioni inusuali per la ritrattistica. Le dipinge anche seminude e sdraiate o mentre si asciugano dopo la toilette. Ad ogni modo, ciò che contraddistingue le donne di Boldini è il loro essere simili a cigni: maestose, bellissime, vaporose e sempre al centro dell’attenzione. Tra i dipinti presenti in mostra si segnalano: il Giovane paggio che gioca con un levriero (1869); La visita (1874); Sulla panchina al Bois (1872); Conversazione al caffè (1879); Ritratto della contessa Rasty coricata (1880); Il pastello bianco (1888); Donna in nero che guarda “Il pastello bianco” (1889); Ritratto di Madame Veil-Picard (1897) e il Ritratto di Consuelo Vanderbilt, duchessa di Marlborough, e suo figlio, Lord Ivor Spencer-Churchill (1906 – foto). Una mostra da non perdere.

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