Alice nella città degli orrori

Anna Berra, L'ultima ceretta, Garzanti.
È un porno-giallo d'autrice L'ultima ceretta di Anna Berra: un libro scritto bene, con un linguaggio aderente a quello della realtà giovanile e che scorre via veloce. Protagonista ne è Alice, una giovane donna laureata con il massimo dei voti che, non riuscendo a sbarcare il lunario con i miseri guadagni di traduttrice, sceglie la via della prostituzione. Assieme alla sua compagna Paola, infatti, inscena, per facoltosi clienti, spettacoli di sesso saffico. A procurare loro i clienti ci pensa la proprietaria di un centro estetico che viene trovata uccisa proprio dalle due amiche, le quali, invece di chiamare le forze dell'ordine, decidono (soprattutto Alice, la più coraggiosa delle due, quella che veste con abiti maschili, va in giro con una benda su un occhio e pratica il pugilato) di investigare in proprio, per scoprire il nome dell'assassino. Le indagini faranno entrare Alice e Paola in contatto con una Torino misteriosa e inquietante, nella quale si celebrano riti satanici e orge con protagonisti alcuni minorati psichici (una Torino, dunque, "città degli orrori", molto distante da quel "paese delle meraviglie" visitata da un'altra Alice della letteratura).

Un'ndagine, quella descritta in L'ultima ceretta, che presenta al lettore una serie di colpi di scena e di situazioni tipiche del fumetto e del romanzo giallo di "serie B" che, però, purtroppo, non sono poi tanto distanti dalla realtà. Inutile dire che l'autrice ha il pregio di far sospettare di tutti, anche dell'adolescente Olga di cui Alice si innamora (ricambiata) e del ragazzone con il quale la protagonista ha scatenatati rapporti sessuali e che chiama per tutto il libro con un soprannome: Draculino….

Non si svela il finale: si avverte solo il lettore che non è il classico finale da libro giallo. Tale scarto dalla letteratura di genere, unito a una scrittura sorvegliata e a un preciso messaggio che traspare dalle scene di sesso (ovvero che il piacere va goduto e vissuto in ogni sua forma, non ultima quella onirica), rendono l'opera prima di Anna Berra degna di un'attenzione per solito non riservata né ai romanzi gialli e neppure a quelli pornografici.