Giovanni Testori in mostra

Giovanni Testori. I segreti di Milano, a cura di Alain Toubas, a Palazzo Reale di Milano fino al 15 febbraio 2004.
Per celebrarne il decennale della morte, Palazzo Reale dedica una mostra a uno degli scrittori più inquieti d'Italia: quel Giovanni Testori (Novate Milanese 1923 - Milano 1993) al centro di alcuni tra gli scandali più celebri della storia culturale del Secondo dopoguerra. Scandali nati dai temi forti trattati nella sua produzione letteraria, nella quale, anche se non sempre esplicitamente nominato, un posto di primo piano è lasciato all'amore omosessuale. Suoi i racconti de Il ponte della Ghisolfa (1958) dai quali Luchino Visconti trasse la sceneggiatura di Rocco e i suoi fratelli; sua L'Arialda (1960), messa in scena da Visconti e sequestrata per «turpitudine e trivialità», suoi i testi teatrali del ciclo della Trilogia degli Scarrozzanti (Ambleto, 1973; Macbetto, 1974 ed Edipus, 1977), suoi I promessi sposi alla prova (1985); suo quell'In Exitu (1988) che recitato al fianco di Franco Branciaroli provocò l'ennesimo scandalo e suoi quei Tre lai (Cleopatras, Erodias e Mater Strangoscias) nei quali resta viva, nonostante siano stati scritti quasi in punto di morte, la voglia di scandalizzare, di affrontare a muso duro il perbenismo imperante, anche per mezzo di una lingua "bastardizzata" e farcita di parolacce.
Oltre che scrittore, Testori fu anche pittore e critico d'arte e a questa altra attività dell'autore è dedicata la mostra curata da Alain Toubas (compagno di vita di Testori e sua fonte di ispirazione) che, in modo un po' misterioso, ha come sottotitolo I segreti di Milano. È vero che con tale titolo Testori ha indicato il ciclo costituito da Il ponte della Ghisolfa, La Gilda del Mac-Mahon (1959), La Maria Brasca (1960), L'Arialda (1960) e Il Fabbricone (1961) ma è anche vero che la mostra non pare essere in grado di rimandare in modo forte e sicuro a tale produzione letteraria, in quanto i quadri non sembrano esposti con tale intento. Al visitatore la mostra dà, invece, l'impressione un po' sgradevole di voler essere un tentativo, non si sa quanto consapevole, di beatificazione forzata (e fuori luogo) di Testori, costituita com'è da sezioni che rimandano esplicitamente o no a temi biblici; quegli stessi temi che Testori ha sì tenuto presenti, ma, probabilmente, guardandoli con gli occhi di un uomo tormentato che dava l'impressione di non aver accettato completamente la propria omosessualità. In altre parole, Testori dava la sensazione di vivere certe esperienze con un forte e tormentoso senso di colpa lontano da una condizione di santità alla quale la mostra sembra voler alludere. Delle tante opere esposte perché al centro dell'attività critica di Testori, piace segnalare solo due tele dipinte dallo stesso Testori: Pugilatore (1970) e Ragazzo con teschio (1973) nei quali i corpi nudi dei due giovani sono sagomati con macchie di colore e rivelano una trattenuta e vigilata sensualità.

Commenti