La brocca rotta

Il primo (e forse unico) segno forte di questa versione de La brocca rotta di Heinrich von Kleist è la scena disegnata da Maurizio Balò: un angolo di una stanza con una finestra enorme; il pavimento fortemente inclinato verso l’alto, il tutto incorniciato da un quadro scenico posto in sghimbescio. Il risultato è straniante: gli spettatori vedono gli attori continuamente salire e scendere per il palcoscenico. 
Forse il meccanismo allude alla fatica che si fa per recuperare la verità di una vicenda apparentemente banale, ma che ne nasconde altre di maggiore spessore: ovvero l’indagine su chi abbia rotto, realmente, la brocca del titolo porta lontano, fino ai meccanismi che regolano la vita civile che si scoprono non proprio oliati a dovere… Ovviamente, la brocca rotta, ed è allusione palese, rimanda alla verginità violata della figlia della proprietaria della brocca che sporge denuncia per danni contro il promesso sposo della figlia, colpevole, a suo avviso, di aver rotto la brocca. A indagare è chiamato il giudice del paese che, lo si capisce subito, non è estraneo alla vicenda… Ecco che, allora, per avvicinarsi alla verità, si dovrà, metaforicamente, percorrere molta strada, una strada in salita da cui spesso si scende, a causa di informazioni errate.
Se la scena è segno forte, per il resto sembra essere lontani dalle ultime intense letture registiche di Cesare Lievi come, per esempio, quelle di Spettri e di Erano tutti miei figli.
Ad ogni buon conto, lo si dice a scanso di equivoci, questa messinscena della Brocca rotta è un bello spettacolo, con ritmi giusti, recitato assai bene da tutto il cast e in special modo da Franca Nuti (una madre pacata e risoluta), Gian Carlo Dettori (un giudice corrotto e vile assolutamente credibile, anche se leggermente e a tratti sopra le righe), Leonardo de Colle (un ottimo fidanzato risentito e irato) ed Emanuele Carucci Viterbi (nella parte non facile del cancelliere che sembra sapere la verità e che, in fondo, non vede l’ora di fare le scarpe al suo giudice).
A calar della tela, applausi convinti per tutti.