Lunga notte di Medea

Marsilio ha ripubblicato Lunga notte di Medea di Corrado Alvaro (in Euripide, Grillparzer, Alvaro, Medea. Variazioni sul mito), un testo che era scomparso oramai da decenni dalle librerie. Si tratta di una tragedia che Alvaro scrisse su commissione dell'attrice e regista Tatiana Pavlova che la inscenò nel 1949, suscitando un vespaio di polemiche. Nello stesso anno era stata pubblicata dalla rivista «Sipario» e, solo nel 1966, era stata edita in volume da Bompiani.
La tragedia di Alvaro - come è facile capire dal titolo - è un rifacimento del mito di Medea, la maga della Colchide tristemente famosa per avere ucciso i figli (almeno secondo la versione di Euripide). Alvaro, però, introduce un forte elemento di novità nella vicenda: Medea rimane un’infanticida, ma non uccide più i propri figli per vendetta nei confronti del marito Giasone che l’ha tradita con la figlia di Creonte; bensì li uccide per salvarli dalla furia omicida dei corinzi stessi (di cui Creonte è il re) che, in preda alla violenza xenofoba e razzista, credono che Medea, tramite, appunto, i suoi figli, abbia mandato a Creonte e alla di lui figlia doni micidiali. Medea, quindi, è spinta all'atto omicida dalla pietà.
Il testo, inoltre, è assai interessante anche per l’aria da “interno borghese” che vi si respira e per lo psicologismo con cui sono costruiti i personaggi (causa ne è, di nuovo, la Pavlova).
L’aria da “interno borghese” si avverte già con la prima scena che allude, in modo abbastanza esplicito, ad un rapporto saffico tra le ancelle di Medea (argomento non certo da Tragedia classica, ma sicuramente da commedia borghese, appunto).